«L’esenzione dal bollo auto prevista per il 2027 rappresenta un segnale positivo di alleggerimento fiscale, che può interessare anche liberi professionisti, titolari di ditte individuali e agenti di commercio. Per queste categorie l’automobile è spesso uno strumento indispensabile per raggiungere clienti, effettuare sopralluoghi e svolgere quotidianamente la propria attività». Lo dichiara Gino Sciotto, presidente nazionale della Fapi.
«La platea indicata è quella delle persone fisiche: avere una partita IVA non significa, di per sé, essere esclusi. Sulla base dei criteri finora resi noti, anche chi esercita individualmente un’attività professionale o commerciale può quindi rientrare nel beneficio, nel rispetto delle condizioni previste. Chiediamo che questo aspetto venga chiarito espressamente nelle indicazioni applicative, insieme al trattamento delle auto utilizzate per lavoro, in leasing o a noleggio».
«Occorre tuttavia evitare equivoci – prosegue Sciotto –: non siamo davanti all’esenzione di tutte le auto aziendali. Per le autovetture resta il limite di 80 kW e il beneficio riguarda un solo veicolo per persona. Proprio questa soglia può lasciare fuori una parte degli agenti di commercio e dei professionisti che percorrono molti chilometri e utilizzano vetture di potenza superiore per le esigenze della propria attività».
«La Fapi valuta favorevolmente ogni intervento che riduca i costi fissi del lavoro autonomo e chiede al Governo di valutare un ampliamento mirato per chi utilizza effettivamente l’automobile come strumento di lavoro, con criteri verificabili e procedure semplici. È inoltre importante dare seguito all’impegno di rendere stabile l’agevolazione, così da consentire a famiglie e operatori economici di programmare le proprie spese».
«Ridurre il bollo è un passo utile, da accompagnare con interventi sui costi della mobilità professionale. Carburanti, assicurazioni e manutenzione incidono sui compensi e sui margini delle piccole attività. Sostenere chi lavora ogni giorno sul territorio significa difendere il reddito delle famiglie, il ceto medio produttivo e la continuità dei servizi, soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne», conclude Sciotto.
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